Che cos’è un oggetto da “amatore”?

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Photo courtesy: www.simondale.net

 

Facciamo un po di chiarezza sul concetto di oggetto da “amatore”. Un immobile è spesso unico per il suo proprietario ma, ahimè, non per il mercato immobiliare. Un esempio di questo l’ho avuto io personalmente per un bilocale che ho da tantissimi anni al mare e di cui sono particolarmente affezionato. Ho ricevuto delle proposte (verbali) di acquisto – peraltro non richieste – e, alla mia insistente reticenza, alla fine, ho spiegato che per me quella casa (essendo stata di mia mamma) è un “oggetto unico”. Alla richiesta di quantificare il valore “unico” ho risposto: “un milione di euro!”. Lo sbigottimento andava da un: “Lei è completamente matto” a un tizio che addirittura mi ha detto: “Ma è un prezzo fuori mercato!” Lasciando intendere una vaga, lontanissima trattativa.

Evidentemente è così, ma in fondo me ne frego perché non voglio vendere. E di qui “l’amatorialità” del prezzo.

E’ un oggetto da amatore perché io stesso l’ho amato, ma non perché si tratti in realtà di un oggetto davvero unico

Questa è la parolina magica: ” Non voglio vendere!” pertanto la mia richiesta era logicamente un modo gentile per mandare a spigolare i vari proponenti.

Il concetto di affetto, non è quantificabile monetariamente parlando. Mi rendo conto – per primo – che è difficile staccarsi da una casa, specie se ci si è nati, vissuti o se ha rappresentato momenti particolari della propria vita. Una casa è un immobile, ma mentre la parola casa da un senso di “cosyness”, la parola immobile resta nella sfera più fredda di qualcosa che può essere perfettamente identificato con un valore. Che naturalmente non è quello affettivo.

Tornando alla nostra parolina magica “vendere”, bisogna prima essere certi di volerlo veramente fare. Atteggiamenti poco costruttivi del tipo: “Metto in vendita la mia casa solo se mi danno quello che voglio perché è un oggetto da amatore” non arrivano da nessuna parte (salvo qualche “scappato di casa” che pur di prendere un mandato a vendere mente spudoratamente al proprietario – vedere il mio articolo “il mandato a vendere”). Un oggetto da amatore è qualcosa di unico, di straordinario, tanto per fare un esempio, la torretta di Capo Santa Chiara è un oggetto unico. Quando l’avevamo in vendita, mi sono sentito dire che al massimo 80 mq. possono valere in questa zona 5.000 euro a metro quadro. La mi a risposta è stata: “bene, ne trovi un’altra a questo prezzo allora”. Di torri li ce ne sono soltanto due, di cui una era in vendita, l’altra no.

Quanto vale? Vale tanto quanto sei disposto a pagare. Fine. Il prezzo a mq. non esiste. 100.000, 500.000, un milione? Questo diventa un sottile gioco tra chi vuole vendere e chi vuole comprare, ed esula, naturalmente, da qualsiasi normale  trattativa.

L’oggetto da “amatore” non ha un prezzo definito, tutti gli altri si.

Recentemente mi è capitato un venditore che voleva un cifra assurda per il suo immobile, sostenendo che era una casa da “amatore” gli risposto che la sua casa valeva x e che se la voleva vendere, questa era la cifra a cui si poteva arrivare. Mi è stato risposto che assolutamente il suo immobile valeva almeno il doppio e che c’era la fila di agenti immobiliari che avrebbero voluto venderlo.

Lasciando perdere per un attimo la “fila” di agenti immobiliari, il risultato è che a distanza di due anni la casa è ancora li e ora vale meno di quello che gli avevo prospettato, semplicemente perché di oggetti unici come il suo in vendita ce ne sono tantissimi. E allora non è più un oggetto da “amatore”.

Marcello

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